Coach Pivac: "Ecco la mia filosofia di rugby" | Benetton Rugby

Coach Pivac: "Ecco la mia filosofia di rugby"

14 luglio 2026

Alla Ghirada è ufficialmente iniziato il percorso che porterà il Benetton Rugby all’avvio della stagione 2026/27. Alla guida dei Leoni c’è Wayne Pivac, protagonista della sua prima intervista da Head Coach biancoverde ai microfoni di BenTV. Il tecnico neozelandese parla delle prime settimane di lavoro, dell’approccio alla nuova esperienza e della visione con cui intende guidare il Club.

Coach Pivac, benvenuto a Treviso. Quali sono le sue prime impressioni su questo nuovo capitolo della sua carriera?
È un’opportunità fantastica per me e per mia moglie. Siamo qui da tre settimane. Io ho iniziato a incontrare il resto degli allenatori dello staff e alcuni giocatori. Per prima cosa, il rugby è uno sport meraviglioso e sono fortunato di aver lavorato in diversi ambienti, in diversi paesi e questa è una sfida che sto davvero attendendo con trepidazione, in una parte meravigliosa del mondo. Sono stato a Treviso molte volte quando allenavo gli Scarlets. E, ovviamente, sono venuto in Italia quando allenavo il Galles. Ho apprezzato ogni occasione: non vedo l’ora di lavorare con lo staff per tutta la stagione, di conoscere i tifosi che sono una parte fondamentale del club”.

Ha già avuto modo di conoscere i nuovi arrivi e lo staff. Che sensazioni le hanno trasmesso in questi primi giorni?
Alcuni dei nuovi giocatori sono già arrivati, altri invece sono ancora impegnati in nazionale. Li aspetteremo così da ritrovare tutta la squadra insieme. I nuovi giocatori che ho incontrato sono molto entusiasti. Penso ad esempio a Isaia Walker-Leawere, che è arrivato direttamente a Treviso dopo la finale del Super Rugby vinta un paio di settimane fa; è molto contento. Ma tutti i giocatori sono felici e vogliono un nuovo capitolo al Benetton Rugby.

Come si stanno svolgendo le prime settimane di lavoro? 
In questa fase sono stati tutti incontri introduttivi. Ho incontrato il Presidente Antonio Pavanello, che conoscevo già all’epoca in cui allenavo gli Scarlets e lui giocava con il Benetton. Sto conoscendo tutte le persone, nei vari ruoli del management e sono felice di poter lavorare con i giocatori. E’ stato un inizio davvero buono; tutti sono molto positivi. Tutti stanno aspettando un nuovo inizio e alcuni nuovi giocatori sono arrivati; attendo di ritrovarli tutti insieme. Questa è una fase iniziale.

Cosa l’ha convinta ad accettare la sfida del Benetton Rugby e a intraprendere questa esperienza in Italia?
“Sono definito come un allenatore esperto, in effetti ricopro il ruolo di head coach professionista da circa 30 anni. Questa è una nuova sfida e arrivare in un’altra parte del mondo, ricordando le mie origini croate, e tornare in Europa è una fantastica opportunità. In primis, per il rugby, poi, per immergermi completamente in una nuova cultura e adattarmi al posto in cui vivrò. Oggi il Benetton Rugby ha costruito un’identità forte“.

Il Benetton Rugby negli ultimi anni ha costruito una propria identità. Quali aspetti vuole preservare e quali, invece, vorrebbe aggiungere con la sua impronta?
Quando entri in qualsiasi squadra nuova, è importante capirne la storia. Qui c’è una storia di cui essere molto orgogliosi e di stampo duraturo. Ho guardato le stagioni recenti del Benetton e ho cercato di capire come posso aggiungere valore da head coach. Poi, collettivamente, come l’intero gruppo di allenamento possa aggiungere valore. Quindi analizzeremo come attaccare, come difendere, quali sono le funzioni dell’attacco e dico che dovremo dare priorità ad alcune aree del nostro gioco, in modo che possiamo essere più competitivi. Se siamo competitivi in partita, possiamo avere una maggiore opportunità di vincere le partite. Quando inizi a vincere, guadagni confidenza e da lì puoi crescere. Quindi, voglio capire cosa ha funzionato bene, e cosa no, e lì dovremo concentrare il nostro tempo e l’energia per aggiungere valore“.

Come descriverebbe la sua filosofia di gioco a chi ancora non la conosce? Che tipo di rugby vorrebbe vedere in campo?
È un rugby molto inclusivo, nel senso che mi interessa vedere la crescita dei giocatori durante il percorso. Quindi, chiaramente voglio fare il meglio possibile a livello di risultati, ma, la cosa più importante, e veder crescere il lavoro degli allenatori e vedere lo sviluppo dei giocatori. Ogni giocatore avrà un obiettivo individuale che vuole raggiungere, che sia giocare per l’Italia, per Tonga o per le Fiji, o per qualsiasi nazionale. Perciò, voglio aiutare i giocatori a raggiungere i loro obiettivi, ma anche a farli performare e raggiungere i loro obiettivi personali e di squadra. La mia filosofia, in termini di modo di giocare, prevede l’utilizzo di tutto il campo in ampiezza. È molto importante capire che tutti hanno qualcosa da offrire al nostro gioco, a partire dai piloni fino all’estremo. Assicuriamoci di produrre un gioco che gli spettatori apprezzano osservare, che i nostri tifosi pian piano inizino ad amare: il nostro intento è quello di portare nuovi spettatori, per cui costruiamo la base per prima. E dobbiamo giocare con il sorriso stampato in faccia, voglio che ai giocatori piaccia venire ad allenamento e scendere in campo”.

Quali caratteristiche ritiene indispensabili per una squadra che vuole competere ad alto livello?
“E’ davvero importante che la squadra per prima cosa getti le basi del suo gioco. Quindi, dobbiamo avere una struttura solida. Se non riusciamo a reggere in mischia contro le grandi squadre, se la nostra rimessa non lavora a dovere, se non possiamo fermare la maul avversaria, allora diventa molto difficile vincere le partite di rugby. Quindi dobbiamo sviluppare le basi del nostro gioco in maniera convincente, risultando giusti nel mantenere le nostre fondamenta.  Una volta che abbiamo formato il nostro nucleo di partenza, poi vogliamo costruire e praticare un gioco che, come ho detto. sia divertente da guardare e da giocare. Ma dobbiamo sviluppare basi del gioco corrette. Dobbiamo essere solidi e difensivi, dobbiamo voler difendere. La maggior parte dei team vuole giocare con la palla. Non penso che sia un problema per noi, ma dobbiamo mostrare uno spirito difensivo encomiabile e sicuramente poi avremo un buon ritmo di gioco“.

Il Benetton sarà impegnato su più fronti. Quali saranno gli obiettivi e le priorità della squadra in questa stagione?
In ogni competizione cercheremo di andare più avanti possibile. Vogliamo darci un’opportunità per vincere grandi partite. Nella Challenge Cup cercheremo di migliorare partita dopo partita. Per questo motivo dobbiamo farci trovare pronti e concentrati per le partite. Poi noi, come club, vogliamo fare bene, ma per fare bene dobbiamo avere un punto di partenza e da lì costruire. Per noi sarà un viaggio interessante e dovremo coinvolgere tutti: dai nuovi allenatori per sviluppare un nuovo piano di partita. Ci sarà tempo, poi vedremo nel corso dell’URC come trascorrerà la stagione. Ovviamente, la Challenge Cup è molto importante.“.

Qual è l’ingrediente che non dovrà mai mancare durante la stagione per raggiungere gli obiettivi prefissati?
“Penso che ci siano alcuni punti chiave che dirò alla squadra e quelli rappresentano lo standard da mantenere. L’etica del lavoro per me è imprescindibile. È molto, molto importante: cercare di raggiungere il giusto equilibrio tra la nostra forza fisica, la nostra forza tecnica e tattica, che è l’input di ogni allenamento, e poi la nostra forza mentale, che vogliamo costruire durante la stagione. Dobbiamo essere pronti a lavorare duramente. Se non lavoriamo più forte del nostro avversario, sarà molto difficile per noi”.

Infine, un messaggio ai tifosi biancoverdi: cosa si sente di promettere e cosa chiede loro in vista della nuova stagione?
Vorremmo giocare un rugby divertente, che piaccia giocare ai nostri giocatori, e con i tifosi entusiasti di vederci giocare. Quindi faremo il nostro meglio per dare vita a un rugby divertente, e ovviamente cercheremo di vincere le partite. I tifosi saranno il nostro 16esimo uomo: vogliamo che i tifosi, in particolare a Monigo, rendano la situazione molto difficile per l’avversario. Ci piace la passione, ci piace gioire delle nostre mete e produrre un bel gioco. Vogliamo che Monigo sia un posto scomodo per gli avversari e i tifosi possono aiutarci da questo punto di vista“.

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